III DOMENICA DI AVVENTO DI CARITA'

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Pastorano 11 Dicembre 2019,  C’è una solitudine che riempie il mondo.  È la solitudine della preghiera per l’Altro che  fa piene tutte le cose. Don Vi

PAROLA DI DIO

“Che era in carcere”, come per dire, in una condizione di inferiorità, prigioniero dello spazio si, ma non del tempo. Questa è la condizione di Giovanni in carcere ingiustamente e per questo libero innanzi agli occhi di Dio e degli uomini. Chi invece si trova in carcere, per scontare una  giusta pena, per godere della luce vera, come Giovanni il Battista, dovrebbe in modo gratuito, chiedere, nella preghiera, la grazia del perdono per ricevere il dono del pentimento. Ci sono molte forme di prigionia, una molto nota ai giorni nostri è il carcere delle dipendenze: del gioco, delle droghe, dell’alcool che rendono l’uomo privo della condizione minima di attesa e speranza, la luce gli è tolta perché diventa schiavo-dipendente da qualcosa che ruba il suo essere persona.  Ci si illude che tutto possa migliorare e cambiare, il fumo che si sprigiona dalla mente va a annebbiare l’arcobaleno della vita che attende tutti a braccia aperte. Per questo Natale, auguriamoci di essere sempre liberi da schemi e falsi miti, di vivere in semplicità per amare in pieno il mondo intero. 

 

AUGURI DAL NOSTRO VESCOVO ANDREA

[…]Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Questo è il motivo profondo della nostra gioia: Dio si è coinvolto con noi, ha condiviso il nostro cammino umano, si è reso visibile e “conoscibile” umanamente […]

 SPUNTI PER LA PREGHIERA 

* Per tutti i bambini a cui viene negato la bellezza del gioco, la voglia di vivere, di sognare e di crescere con il cuore colmo di gioia…. preghiamo

* Per  chi questo Natale lo passerà lontano dagli affetti più cari, che spera in un domani migliore,  attendendo una mano amica tesa … preghiamo

 

RIFLESSIONI PRESE DAL WEB 

Andate e riferite...

La didascalia di queste foto potrebbe essere «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo», ovvero i versetti 4 e 5 del brano di questa domenica.

Cosa significa sperare? È tutto scritto negli occhi di questi bambini con le stampelle in mezzo alle macerie che hanno voglia di giocare. Bresson ha immortalato la voglia di vita, il ritorno alla vita in mezzo ad un paesaggio di morte. Giovanni domanda se Gesù è proprio colui che aspetta e Gesù risponde chiedendo di vedere con uno sguardo diverso ciò che sta accadendo...qualcosa di nuovo, gli ultimi ritrovano speranza, non c’è segno più eloquente. Questo è godere dello spettacolo della vita che sa riprendersi dalle condizioni più dure.

Questi bambini si rincorrono e giocano ricordandoci che nonostante le apparenze dimesse e addirittura soltanto da demolire come le macerie che vediamo c’è sempre, sottolineo sempre, spazio per una novità carica di speranza e meraviglia.

Fonte: Riflessione ripresa dal sito monastero di Bose del  11 Dicembre 2016  a firma di fratel Elia

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultima modifica il Giovedì, 12 Dicembre 2019 07:25

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