Giovedì Santo

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Matierno 29/03/2018. Trascorrere le ultime ore della propria vita con gli amici, con coloro i quali hai condiviso il tempo e lo spazio. Così fa Gesù. Entra nella storia di ognuno di noi, si siede con noi, ci parla, perde del tempo, ci fa mangiare, ci purifica e poi ci fa scegliere liberamente se entrare nella sua squadra senza volti e senza nomi. Vi ho chiamati amici e non servi, vi ho invitati ad essere sinceri, senza tradimenti, senza voler essere i primi e di nascosto parlare agli altri male di me...E' come quando uscito da un luogo invece di parlare bene di chi rimane, nel buio, insegui Giuda e il suo insegnamento. La gloria degli uomini o la gloria per mezzo degli uomini è diversa dalla gloria di Dio. Anche a noi ci sputano addosso e ci flagellano senza sosta... anche a noi ci vendono per trenta denari... anche a noi fanno bere il calice della menzogna e del tradimento... ma anche noi possiamo sederci alla tavola del Re e liberamente scegliere tra Giuda e Giovanni, tra Simon Pietro e la purezza del cuore che ci fa essere veri figli di Dio.
Quest'anno alla nostra mensa si sono sedute le solitudini, i momenti difficili, i nonni con i nipotini, gli oratori, i giovani e i bambini, chi vive lo stato della vedovanza e chi un momento di sofferenza fisica. La liturgia suggeriva un segno per la carità, come comunità abbiamo scelto la preghiera e l'ascolto verso chi non ha lavoro, chi non ha una casa e anche semplicemente verso chi non riesce a pagare una bolletta o comprare le medicine. Come chiesa in cammino verso la Pasqua non possiamo lasciare indietro sul calvario chi vive un momento di bisogno. Non possiamo attendere oltre chi non riesce a vedere se non il bene materiale rifuggendo le occasioni per incontrare Gesù. Alla mensa ci sono tutti, ci siamo tutti e ognuno è responsabile del proprio futuro e della propia eredità.
La mensa di ieri era un valido esempio di chiesa che vuole essere vicina a tutti, senza giudicare e senza pregiudizi, senza voler primeggiare e senza voler fare della casa del Signore un mercato o un pretorio.
Gesù andando via ha salutato tutti, anche i nemici, non ha girato la faccia in un impeto di superbia, non è scappato coperto dal silenzio e dal rancore, anzi dopo la Pasqua apparendo ai suoi non ha esitato a far mettere le mani del discepolo nel suo costato come gesto intimistico di comunione perfetta.

A seguire le foto della nostra Serena Santucci.

 

 

Ultima modifica il Venerdì, 30 Marzo 2018 06:40

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